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La maggior parte delle linee guida concorda sul fatto
che tutti i dolori alla schiena, esclusi quelli da sindrome della cauda equina, richiedono
un tentativo di terapia conservativa per almeno uno-quattro mesi, e se si hanno
buoni risultato si continua su questa linea.
Nel nostro Ambulatorio seguiamo una linea di principio
per la
conservazione ed il recupero delle strutture, in particolare di quelle muscolo-legamentose attraverso il Micro Elettro Massaggio, una metodica che unisce la
capacità della stimolazione
elettrica e la tecnica del massaggio, in quanto attraverso le
mani dell'operatore viene somministrata
la stimolazione elettrica con tecniche, appunto, manuali.

Vediamo invece alcune altre tecniche palliative da utilizzare
sempre in mani esperte.
Il riposo a letto, tradizionalmente considerato uno
dei cardini della terapia del dolore alla schiena, sembra invece di scarsa utilità in
base agli studi più recenti, il paziente infatti non dovrebbe nè riposarsi
eccessivamente, nè attuare molto movimento.
Per i pazienti con i reperti tipici di ernia del disco il valore del riposo a letto
sembrerebbe maggiore nella fase iniziale. E' chiaro però che una prolungata
immobilizzazione apporta più svantaggi che benefici, quindi poco movimento e
poco riposo, evitando però di
stare seduti, perchè in questa posizione aumenta molto la pressione intradiscale e la
possibilità quindi di scatenare una sindrome dolorosa.
Il primo interesse del paziente è l'attenuazione del dolore, e a questo scopo sono
efficaci sia il paracetamolo sia i FANS; nella scelta va tenuto presente che analgesici e antinfiammatori
vanno somministrati per almeno una settimana.
In caso di dolore sciatico molto accentuato, se i FANS non hanno ottenuto la remissione,
si può provare un cortisonico per tre o quattro giorni, ma non di più, in
quanto i cortisonici aumentano la debolezza dell'osso.
I miorilassanti non sono più efficaci dei FANS nel
trattamento della lombalgia acuta e il loro utilizzo in associazione non ha dimostrato di
avere una maggiore azione e quindi non danno alcun vantaggio. Inoltre nel 30 per cento dei
pazienti che assumono miorilassanti sono stati riportati alcuni effetti collaterali,
inclusa la sonnolenza e soprattutto le cadute negli anziani.
I trattamenti fisici consigliati al paziente, quali massaggi, diatermia, ultrasuoni, ionoforesi, laser transcutaneo,
biofeedback e stimolazione nervosa transcutanea (TENS) non hanno in effetti un'efficacia
provata nel trattamento della lombalgia acuta. Le infiltrazioni di trigger point nella
schiena, delle faccette articolari, le iniezioni di steroidi, lidocaina od oppioidi nello
spazio epidurale non hanno un'efficacia dimostrata nel trattamento del dolore acuto del
rachide lombare. Anche le trazioni e l'uso di busti e tutori non sembrano efficaci nel trattamento della
lombalgia acuta.
La manipolazione, definita come
sollecitazione manuale della colonna mediante sistemi di leva nel trattamento della fase
acuta, in mani esperte, può temporaneamente diminuire il dolore e migliorare la funzionalità. La cura non
deve superare le due settimane: nessuno studio ha dimostrato l'efficacia dell'uso
prolungato della manipolazione per evitare le recidive, tranne la tecnica di Massaggio Cinese TUINA, indicata nel trattamento anche
della fase acuta, ma sopratutto per la profilassi a lungo termine; il paz. ritorna prima
alle sue attività e in genere riduce l'incidenza delle lesioni alla schiena.
L'esercizio fisico è una terapia comunemente
utilizzata e spesso mal compresa. Anche in condizioni di ernia acuta l'inattività
prolungata va evitata. Ai pazienti dovrebbe essere prescritto di cominciare a camminare il
più presto possibile, concedendo eventualmente due giorni di riposo se il dolore è
troppo forte.
Entro la prima settimana il paziente dovrebbe essere istruito a camminare venti minuti ogni tre ore di
posizione supina. Per evitare l'indebolimento dovuto all'inattività, sino a quando il
malato non ritorna al lavoro sono consigliabili esercizi di resistenza quali il camminare,
la cyclette, il nuoto e persino la corsa leggera. Questi esercizi non sollecitano la
schiena più della posizione seduta sul bordo del letto per un uguale periodo di tempo.
Un'altra modalità terapeutica che ha ricevuto molta attenzione è la cosiddetta scuola della schiena (back school), utile soprattutto per
chi svolge un lavoro manuale faticoso. In queste strutture i pazienti vengono educati alle
tecniche corrette per stare seduti, in piedi e per alzarsi, e ricevono nozioni di
biomeccanica del rachide e fisiopatologia del dolore. Chi riceve questo tipo di
informazione ritorna al lavoro prima e in genere riduce l'incidenza delle lesioni alla
schiena sul posto di lavoro.
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