Test diagnostici
Convenzionali e non Convenzionali |
Diagnostica convenzionale delle allergie alimentari |
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Food Allergies and Food Intolerance |
La diagnosi dellallergia alimentare è tuttaltro che
semplice. Le difficoltà nellavere a disposizione test affidabili e riproducibili
hanno giustificato i vari tentativi di preparare nuove indagini, che spesso non hanno
soddisfatto le attese.
Un ruolo fondamentale come sempre è affidato allanamnesi che deve essere
quanto più scrupolosa e dettagliata possibile, anche se talvolta lintervallo non
sempre immediato tra assunzione dellalimento e comparsa dei sintomi rende
difficoltosa la raccolta dei dati.
I test allergologici in vivo con estratti allergenici dellalimento (Prick Test),
o con lalimento fresco (Prick by Prick) hanno unattendibilità non
sempre accettabile.
Challenge-test sottocutaneo, cioè somministrazione sottocute
di dosi progressivamente crescenti del farmaco. |
| Test di provocazione orale |
La conferma di una allergia alimentare (già riscontrata nella
vita di tutti i giorni mangiando l'alimento, oltre che con i test precedenti) va fatta con
questo ulteriore esame "al buio" (cioè con alimenti mascherati, sotto forma di
liquidi o "pappine"), necessario per depurare la diagnosi da qualsiasi influenza
psicologica.
Come si fa. È necessario un ricovero (o più soggiorni in
day hospital) in un centro specializzato, perché i cibi possono causare reazioni a volte
gravi. Alla persona allergica vengono dati, uno alla volta, gli alimenti sospetti, ma
anche dei placebo, sotto forma di capsule, gocce o pappine insapori. lì test è piuttosto
lungo: tra una somministrazione e l'altra devono passare sei ore. Le reazioni eventuali
segnalano in modo inconfutabile la presenza di un'allergia.
È indicato per coloro che hanno gravi allergie alimentari,
complesse allergie, o allergia ad un alimento molto comune (come il latte).
Il test eseguito con capsule a dosaggio controllato, sebbene
non fornisca spiegazioni sul tipo di meccanismo immunologico in causa, è di certo quello
più utile. Richiede però lospedalizzazione ed un attento monitoraggio del paziente
per 24-48 ore.
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| Challenge test orali |
I challenge test orali consistono nella
somministrazione per os dellalimento/addittivo sospettato. Sono particolarmente
utili per definire il ruolo patogenetico di una sostanza (proteina alimentare o additivo)
quando gli altri test disponibili sono negativi o poco significativi oppure nel caso di
polisensibilizzazioni, per stabilire che cosa è veramente causale nel determinismo dei
sintomi. Test potenzialmente molto pericolosi, difficili da interpretare ed eseguire e non
danno informazioni sul meccanismo patogenetico delle reazioni: sono comunque gli unici in
grado di diagnosticare con certezza una allergia/intolleranza alimentare
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| Prick test o test cutaneo
(patch test) |
| È il test più utilizzato in
allergologia per iniziare a dipanare la matassa delle allergie. Si esegue in un
ambulatorio specializzato.
Come si
esegue: il medico seleziona un certo numero di allergeni (tra pollini, acari, forfore,
muffe, alimenti) tra quelli risultati sospetti all'anamnesi (cioè alla raccolta della
storia medica della persona). Gli allergeni sono disponibili sotto forma di estratti
fluidi o in sospensione colloidale (per il cibo si usano gocce di alimento fresco (prick
by prick)). Quindi distribuisce sull'avambraccio del paziente una goccia per ogni
estratto e punge la zona con una specie di pennino. In genere fa la stessa cosa anche
sull'altro braccio, per controllo. Infine osserva le reazioni entro un tempo di 20'. Dopo
qualche minuto, se la persona è sensibilizzata verso qualche sostanza, sulla pelle
compaiono dei pomfi (rilievi tipo pizzico di zanzara), in corrispondenza dell'allergene in
questione. Ed ecco il colpevole (o i colpevoli).
È indicato per tutte le persone che sospettano di avere qualche allergia
e non hanno mai fatto alcun esame. |

Anche il dosaggio nel sangue delle IgE (o delle IgG) specifiche risente di un
considerevole numero di false positività o di false negatività.
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| Le diete deliminazione e di reintroduzione graduale
possono essere di una certa utilità, anche se la loro esecuzione è spesso indaginosa. |
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| Il test epicutaneo per le allergie da contatto può
essere utile per svelare una sensibilizzazione da contatto che possa giustificare una
riacutizzazione per via alimentare di una dermatite da contatto (Nichel, Balsamo del
Perù, ecc.)(vedi riquadro più su) |
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I test per la celiachia esulano da questa dissertazione,
tuttavia rammentiamo che lesame emocromocitometrico, quello chimico delle feci,
lendoscopia digestiva con riscontro bioptico, talora lesame contrastografico
baritato e la ricerca danticorpi antigliadina (IgG ed IgA) sono diagnostici. Non ben
accettato, invece, il risultato del breath-test.
Di recente è stato messo a punto un test ematico per il dosaggio degli anticorpi
antitrasglutaminasi tessutale (tTG) per formulare, con una sola goccia di sangue prelevata
dal polpastrello, una corretta diagnosi di malattia. |
The term food intolerance is used to denote
reactions to food which do not involve a known immune mechanism. |
Diagnosi delle
Intolleranze Alimentari |
| con metodiche non convenzionali |
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Un pò di Storia.
Mentre per la medicina scientifica le reazioni avverse agli alimenti ed agli additivi sono
piuttosto rare, per l'ecologia clinica, disciplina nata negli USA a partire dagli anni
'60, tali reazioni sono piuttosto frequenti, potendo determinare o aggravare disturbi
cutanei, intestinali, neurologici, reumatologici e psichiatrici ad andamento cronico.
Secondo gli ecologisti clinici non è possibile diagnosticare con le medotiche
sopraindicate (prick, prick-by-prick, eliminazione, scatenamento in doppio cieco, ricerca
di IgE specifiche, ed anticorpi anti-proteine specifiche) tutte le reazioni avverse o
tossiche agli alimenti e per questo occorre affidarsi ad altre procedure. Già nel 1925
alcuni allergologi americani cominciarono a sospettare che l'esposizione, giorno dopo
giorno, a cibi comuni (pane, latte, uova, ecc.). potesse provocare, in certi individui,
disturbi fisici e mentali.
Un vero pioniere in questo campo va considerato il dott. Arthur Coca, rispettassimo
fondatore dell'American Journal of Immunology, professore di farmacologia al Cornell
Medical Center e poi direttore delle ricerche alla Lederle S.p.A.. Nel 1942 egli pubblicò
un lavoro intitolato "Familiar non reaginic food allergy" in cui formulava
l'ipotesi che, alcuni alimenti verso cui l'individuo era intollerante, potesse causare
un'accelerazione dei battiti cardiaci. Partendo da osservazioni su sua moglie e su se
stesso, egli elaborò il semplice test del polso (o di Coca), che, sebbene non affidabile
e preciso, è il primo dei test "alternativi" per la diagnosi di reazione
avversa alimentare ed appare ai più utile, almeno per uno screening generale. Ma il
vero artefice delle ricerche di ecologia umana che hanno portato ad una più precisa
definizione di "intolleranza chimica" è da considerarsi Ted Randalph. Allievo
di Rowe e di Rinkel, egli pubblicò i risultati del suo lavoro sulle reazioni allergiche
mascherate (ritardate e non legate a risposte immunitarie) nel 1944. Dopo 15 anni
dininterrotto lavoro allo Svedish Convent Hospital di Chicago, pubblicò nel 1951,
con l'allergologo Zeller, un libro sulle reazioni "mascherate", raccogliendo un
gran numero di casi di pazienti insensibili a qualsiasi metodo tradizionale di cura,
migliorati o guariti eliminando alimenti verso i quali avevano sviluppato intolleranza.
Tuttavia ci vollero altri tre anni (1954) perché Randolph capisse il fenomeno del
"mascheramento" alla luce delle teorie sullo stress di Seyle, formulate su
Nature nel 1944. Le reazioni avverse seguono il seguente andamento:
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- Allarme iniziale (non adattamento e reattività
immediata);
- Resistenza (adattamento);
- Esaurimento (disadattamento e perdita di reattività).
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Secondo questa visione (fatta propria negli anni
seguenti da Mackarness, Lewith ed altri ecologisti clinici), dosi ripetute di cibo
intollerante esauriscono le capacità adattogene individuali (relazione fra asse
ipotalamo-ipofiso-surrenalico e sistema psiconeuroendocrino ed immunitario), causando
accumulo di "veleni" (tossine) in grado di determinare quadri inaspettati come
sordità, reumatismo cronico, cefalea, mucosite auricolare a ripetizione, dermatite,
colite specifica o aspecifica, depressione, ecc.
Alla fine della sua carriera (fine anni cinquanta, inizio anni sessanta) Randolph elaborò
l'idea che l'impiego dalimenti cresciuti organicamente e senza pesticidi potesse
essere la risposta agli stati tossici legati all'intolleranza alimentare.
Tuttavia, nei diversi paesi, la ricerca continuava, soprattutto nel tentativo di elaborare
sistemi diagnostici in vivo ed in vitro affidabili e ripetitivi, ma diversi da quelli
comunemente impiegati dal mondo accademico (9).
Furono tentate diverse strade che portarono a facili entusiasmi, poi spenti dalla critica
del tempo.
Ad esempio il test del pH salivare (con ampie variazioni verso l'acidosi in caso di
intolleranza alimentare) o lo studio minelarografico dei capelli che, tuttavia, è molto
variabile nel tempo e per nulla affidabile (a parte il costo davvero elevato).
Senza voler ripercorrere la storia dei diversi test alternativi, soffermiamoci su quattro
di essi, tre in vivo e l'ultimo in vitro, i quali hanno avuto maggiore diffusione e
portato a risultati più credibili ed attendibili, potendo anche ripetere lo stesso esame
con metodiche diverse per avere la possibilità di maggiore attendibilità(10).
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| Test DRIA |
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| si basa sullo studio delle variazioni del tono muscolare
in rapporto all'assunzione di cibi intolleranti. E piuttosto affidabile e ripetitivo
nei risultati, a patto di impiegare strumenti di buona qualità e personale ben
qualificato. Il costo della strumentazione (in fondo un dinamometro ad alta sensibilità)
è piuttosto elevato e rende la quota a carico dell'utente piuttosto alta. Si tratta
praticamente dell'automazione del test kinesiologico. |
Test Kinesiologico |

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Gli esperti di osteopatia, chiropratica e posturologia
affermano che è possibile anche una valutazione diretta e manuale del tono muscolare,
senza l'impiego di strumenti di rivelazione.
Non sono mai state prodotte però casistiche ampie e soprattutto controllate |
| Test EAV:
VEGA Test,
Sarm Test,
Bio Strengt Test,
e loro varianti

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| sviluppatosi a partire dalle
osservazioni dell'elettroagopuntura secondo Voll, sulle variazioni del potenziale
elettrico cutaneo in relazione al contatto con alimenti intolleranti. Nonostante il metodo
sia criticato per la sua scarsa riproducibilità (i risultati variano secondo
loperatore, della strumentazione e delle "sostanze-test" usate), si è
tentato di ovviare alle diverse limitazioni costruendo, nel tempo, apparecchiature
differenti (Vega, Mora, Sarmtest, Bio Strenght Meter), con puntali sempre più maneggevoli
e calibrati, in modo da ottenere risultati indipendenti dalla pressione esercitata. Fra le
metodiche alternative è l'unico test che può vantare ricerche cliniche ampie e di un
qualche significato. Mentre in Germania, Inghilterra, Canada e negli USA sono stati
impiegati molti apparecchi diversi (Dermatron, Vital, Lesten, Interro), in Italia hanno
soprattutto preso piede vari tipi di Vega (principalmente il Vega II), il Mora, il
Sarm-test (nelle due versioni 800 e 2.000) ed il Bio Strenght Meter di Visconti. 
Il Bio Strengt Meter
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| Che cosa è il Test: Il test consiste nel valutare la
resistenza elettrica cutanea in rapporto ai principi del bilancio bioenergetico dei punti
di agopuntura descritti da Voll nel 1973 ed è stato usato dagli ecologisti clinici per le
tossicosi alimentari e da additivi e dagli omeopati per lassentimento individuale
dei diversi rimedi. Gli studi rondomizzati e controllati hanno riguardato sia le allergie
alimentari sia quelle da inalanti, con casistiche significative ed indici di
discriminazione dell'80-90%. |
Presso il nostro Centro
Ospedaliero impieghiamo il test in regime di non convenzione dal 1997,
dopo un anno di attività e in seguito a risultati molto soddisfacenti su una casistica
non selezionata di circa cinquanta soggetti, nei quali potemmo controllarne l'andamento
(follow-up) con unaffidabilità diagnostica che stimammo attorno all' 80-85% . |
| Test Leucocitotossico |
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| messo a punto da Byrant negli anni quaranta e
sviluppatosi poi in Europa (Inghilterra ed Italia) alla fine degli anni ottanta. consiste
nel documentare, in vitro, l'azione citotossica (vacuolizzante) di certi alimenti sui
neutrofili del paziente. Nonostante numerose segnalazioni sulla sua affidabilità e
riproducibilità (10), molti AA affermano che, eseguendo esami sullo stesso paziente e sul
sangue dello stesso prelievo in centri diversi, si possono ottenere risultati nettamente
differenti. La medicina ortodossa è molto critica sulla reale efficacia del test. Le
nostre numerose esperienze cinducono ad una certa prudenza circa la reale capacità
del test di rilevare reazioni avverse, con risposte, talvolta contraddittorie anche quando
le letture vengono effettuate da parte di operatori espert |
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