Test diagnostici
Convenzionali e non Convenzionali

Diagnostica convenzionale delle allergie alimentari

Si torna a Casa Madre!!

Food Allergies and Food Intolerance

 

La diagnosi dell’allergia alimentare è tutt’altro che semplice. Le difficoltà nell’avere a disposizione test affidabili e riproducibili hanno giustificato i vari tentativi di preparare nuove indagini, che spesso non hanno soddisfatto le attese.
Un ruolo fondamentale come sempre è affidato all’anamnesi che deve essere quanto più scrupolosa e dettagliata possibile, anche se talvolta l’intervallo non sempre immediato tra assunzione dell’alimento e comparsa dei sintomi rende difficoltosa la raccolta dei dati.
I test allergologici in vivo con estratti allergenici dell’alimento (Prick Test), o con l’alimento fresco (Prick by Prick) hanno un’attendibilità non sempre accettabile.
Challenge-test sottocutaneo, cioè somministrazione sottocute di dosi progressivamente crescenti del farmaco.

Test di provocazione orale


pro_ora_trasp.gif (18563 byte)La conferma di una allergia alimentare (già riscontrata nella vita di tutti i giorni mangiando l'alimento, oltre che con i test precedenti) va fatta con questo ulteriore esame "al buio" (cioè con alimenti mascherati, sotto forma di liquidi o "pappine"), necessario per depurare la diagnosi da qualsiasi influenza psicologica.

Come si fa. È necessario un ricovero (o più soggiorni in day hospital) in un centro specializzato, perché i cibi possono causare reazioni a volte gravi. Alla persona allergica vengono dati, uno alla volta, gli alimenti sospetti, ma anche dei placebo, sotto forma di capsule, gocce o pappine insapori. lì test è piuttosto lungo: tra una somministrazione e l'altra devono passare sei ore. Le reazioni eventuali segnalano in modo inconfutabile la presenza di un'allergia.

È indicato per coloro che  hanno gravi allergie alimentari, complesse allergie, o allergia ad un alimento molto comune (come il latte).

Il test  eseguito con capsule a dosaggio controllato, sebbene non fornisca spiegazioni sul tipo di meccanismo immunologico in causa, è di certo quello più utile. Richiede però l’ospedalizzazione ed un attento monitoraggio del paziente per 24-48 ore.

 

Challenge test orali

I challenge test orali consistono nella somministrazione per os dell’alimento/addittivo sospettato. Sono particolarmente utili per definire il ruolo patogenetico di una sostanza (proteina alimentare o additivo) quando gli altri test disponibili sono negativi o poco significativi oppure nel caso di polisensibilizzazioni, per stabilire che cosa è veramente causale nel determinismo dei sintomi. Test potenzialmente molto pericolosi, difficili da interpretare ed eseguire e non danno informazioni sul meccanismo patogenetico delle reazioni: sono comunque gli unici in grado di diagnosticare con certezza una allergia/intolleranza alimentare

 

Prick test o test cutaneo (patch test)
 

È il test più utilizzato in allergologia per iniziare a dipanare la matassa delle allergie. Si esegue in un ambulatorio specializzato.

skin_test.gif (27092 byte)Come si esegue: il medico seleziona un certo numero di allergeni (tra pollini, acari, forfore, muffe, alimenti) tra quelli risultati sospetti all'anamnesi (cioè alla raccolta della storia medica della persona). Gli allergeni sono disponibili sotto forma di estratti fluidi o in sospensione colloidale (per il cibo si usano gocce di alimento fresco (prick by prick)). Quindi distribuisce sull'avambraccio del paziente una goccia per ogni estratto e punge la zona con una specie di pennino. In genere fa la stessa cosa anche sull'altro braccio, per controllo. Infine osserva le reazioni entro un tempo di 20'. Dopo qualche minuto, se la persona è sensibilizzata verso qualche sostanza, sulla pelle compaiono dei pomfi (rilievi tipo pizzico di zanzara), in corrispondenza dell'allergene in questione. Ed ecco il colpevole (o i colpevoli).

È indicato per tutte le persone che sospettano di avere qualche allergia e non hanno mai fatto alcun esame.

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Anche il dosaggio nel sangue delle IgE (o delle IgG) specifiche risente di un considerevole numero di false positività o di false negatività.

Le diete d’eliminazione e di reintroduzione graduale possono essere di una certa utilità, anche se la loro esecuzione è spesso indaginosa.
 
Il test epicutaneo per le allergie da contatto può essere utile per svelare una sensibilizzazione da contatto che possa giustificare una riacutizzazione per via alimentare di una dermatite da contatto (Nichel, Balsamo del Perù, ecc.)(vedi riquadro più su)
 

 

I test per la celiachia esulano da questa dissertazione, tuttavia rammentiamo che l’esame emocromocitometrico, quello chimico delle feci, l’endoscopia digestiva con riscontro bioptico, talora l’esame contrastografico baritato e la ricerca d’anticorpi antigliadina (IgG ed IgA) sono diagnostici. Non ben accettato, invece, il risultato del breath-test.
Di recente è stato messo a punto un test ematico per il dosaggio degli anticorpi antitrasglutaminasi tessutale (tTG) per formulare, con una sola goccia di sangue prelevata dal polpastrello, una corretta diagnosi di malattia.

 

The term “food intolerance” is used to denote reactions to food which do not involve a known immune mechanism.

 

Diagnosi delle Intolleranze Alimentari

con metodiche non convenzionali

 

Un pò di Storia.
Mentre per la medicina scientifica le reazioni avverse agli alimenti ed agli additivi sono piuttosto rare, per l'ecologia clinica, disciplina nata negli USA a partire dagli anni '60, tali reazioni sono piuttosto frequenti, potendo determinare o aggravare disturbi cutanei, intestinali, neurologici, reumatologici e psichiatrici ad andamento cronico. Secondo gli ecologisti clinici non è possibile diagnosticare con le medotiche sopraindicate (prick, prick-by-prick, eliminazione, scatenamento in doppio cieco, ricerca di IgE specifiche, ed anticorpi anti-proteine specifiche) tutte le reazioni avverse o tossiche agli alimenti e per questo occorre affidarsi ad altre procedure. Già nel 1925 alcuni allergologi americani cominciarono a sospettare che l'esposizione, giorno dopo giorno, a cibi comuni (pane, latte, uova, ecc.). potesse provocare, in certi individui, disturbi fisici e mentali.
Un vero pioniere in questo campo va considerato il dott. Arthur Coca, rispettassimo fondatore dell'American Journal of Immunology, professore di farmacologia al Cornell Medical Center e poi direttore delle ricerche alla Lederle S.p.A.. Nel 1942 egli pubblicò un lavoro intitolato "Familiar non reaginic food allergy" in cui formulava l'ipotesi che, alcuni alimenti verso cui l'individuo era intollerante, potesse causare un'accelerazione dei battiti cardiaci. Partendo da osservazioni su sua moglie e su se stesso, egli elaborò il semplice test del polso (o di Coca), che, sebbene non affidabile e preciso, è il primo dei test "alternativi" per la diagnosi di reazione avversa alimentare ed appare ai più  utile, almeno per uno screening generale. Ma il vero artefice delle ricerche di ecologia umana che hanno portato ad una più precisa definizione di "intolleranza chimica" è da considerarsi Ted Randalph. Allievo di Rowe e di Rinkel, egli pubblicò i risultati del suo lavoro sulle reazioni allergiche mascherate (ritardate e non legate a risposte immunitarie) nel 1944. Dopo 15 anni d’ininterrotto lavoro allo Svedish Convent Hospital di Chicago, pubblicò nel 1951, con l'allergologo Zeller, un libro sulle reazioni "mascherate", raccogliendo un gran numero di casi di pazienti insensibili a qualsiasi metodo tradizionale di cura, migliorati o guariti eliminando alimenti verso i quali avevano sviluppato intolleranza. Tuttavia ci vollero altri tre anni (1954) perché Randolph capisse il fenomeno del "mascheramento" alla luce delle teorie sullo stress di Seyle, formulate su Nature nel 1944. Le reazioni avverse seguono il seguente andamento:

 

  • Allarme iniziale (non adattamento e reattività immediata);
  • Resistenza (adattamento);
  • Esaurimento (disadattamento e perdita di reattività).

 

Secondo questa visione (fatta propria negli anni seguenti da Mackarness, Lewith ed altri ecologisti clinici), dosi ripetute di cibo intollerante esauriscono le capacità adattogene individuali (relazione fra asse ipotalamo-ipofiso-surrenalico e sistema psiconeuroendocrino ed immunitario), causando accumulo di "veleni" (tossine) in grado di determinare quadri inaspettati come sordità, reumatismo cronico, cefalea, mucosite auricolare a ripetizione, dermatite, colite specifica o aspecifica, depressione, ecc.
Alla fine della sua carriera (fine anni cinquanta, inizio anni sessanta) Randolph elaborò l'idea che l'impiego d’alimenti cresciuti organicamente e senza pesticidi potesse essere la risposta agli stati tossici legati all'intolleranza alimentare.
Tuttavia, nei diversi paesi, la ricerca continuava, soprattutto nel tentativo di elaborare sistemi diagnostici in vivo ed in vitro affidabili e ripetitivi, ma diversi da quelli comunemente impiegati dal mondo accademico (9).
Furono tentate diverse strade che portarono a facili entusiasmi, poi spenti dalla critica del tempo.
Ad esempio il test del pH salivare (con ampie variazioni verso l'acidosi in caso di intolleranza alimentare) o lo studio minelarografico dei capelli che, tuttavia, è molto variabile nel tempo e per nulla affidabile (a parte il costo davvero elevato).
Senza voler ripercorrere la storia dei diversi test alternativi, soffermiamoci su quattro di essi, tre in vivo e l'ultimo in vitro, i quali hanno avuto maggiore diffusione e portato a risultati più credibili ed attendibili, potendo anche ripetere lo stesso esame con metodiche diverse per avere la possibilità di maggiore attendibilità(10).

 

 

 

 Test DRIA  
 si basa sullo studio delle variazioni del tono muscolare in rapporto all'assunzione di cibi intolleranti. E’ piuttosto affidabile e ripetitivo nei risultati, a patto di impiegare strumenti di buona qualità e personale ben qualificato. Il costo della strumentazione (in fondo un dinamometro ad alta sensibilità) è piuttosto elevato e rende la quota a carico dell'utente piuttosto alta. Si tratta praticamente dell'automazione del test kinesiologico.

 

 Test Kinesiologico

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 Gli esperti di osteopatia, chiropratica e posturologia affermano che è possibile anche una valutazione diretta e manuale del tono muscolare, senza l'impiego di strumenti di rivelazione.
Non sono mai state prodotte però casistiche ampie e soprattutto controllate

 

 

 Test EAV:


VEGA
Test,
Sarm Test,
Bio Strengt Test,
e loro varianti

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Come si esegue il Bio Strengt test

 sviluppatosi a partire dalle osservazioni dell'elettroagopuntura secondo Voll, sulle variazioni del potenziale elettrico cutaneo in relazione al contatto con alimenti intolleranti. Nonostante il metodo sia criticato per la sua scarsa riproducibilità (i risultati variano secondo l’operatore, della strumentazione e delle "sostanze-test" usate), si è tentato di ovviare alle diverse limitazioni costruendo, nel tempo, apparecchiature differenti (Vega, Mora, Sarmtest, Bio Strenght Meter), con puntali sempre più maneggevoli e calibrati, in modo da ottenere risultati indipendenti dalla pressione esercitata. Fra le metodiche alternative è l'unico test che può vantare ricerche cliniche ampie e di un qualche significato. Mentre in Germania, Inghilterra, Canada e negli USA sono stati impiegati molti apparecchi diversi (Dermatron, Vital, Lesten, Interro), in Italia hanno soprattutto preso piede vari tipi di Vega (principalmente il Vega II), il Mora,  il Sarm-test (nelle due versioni 800 e 2.000) ed il Bio Strenght Meter di Visconti.

Il Bio Strengt Meter Marvi-Soft
Il Bio Strengt Meter

Che cosa è il Test: Il test consiste nel valutare la resistenza elettrica cutanea in rapporto ai principi del bilancio bioenergetico dei punti di agopuntura descritti da Voll nel 1973 ed è stato usato dagli ecologisti clinici per le tossicosi alimentari e da additivi e dagli omeopati per l’assentimento individuale dei diversi rimedi. Gli studi rondomizzati e controllati hanno riguardato sia le allergie alimentari sia quelle da inalanti, con casistiche significative ed indici di discriminazione dell'’80-90%.

Presso il nostro Centro Ospedaliero impieghiamo il test in regime di non convenzione dal 1997, dopo un anno di attività e in seguito a risultati molto soddisfacenti su una casistica non selezionata di circa cinquanta soggetti, nei quali potemmo controllarne l'andamento (follow-up) con un’affidabilità diagnostica che stimammo attorno all' 80-85% .

 

 Test Leucocitotossico  
 messo a punto da Byrant negli anni quaranta e sviluppatosi poi in Europa (Inghilterra ed Italia) alla fine degli anni ottanta. consiste nel documentare, in vitro, l'azione citotossica (vacuolizzante) di certi alimenti sui neutrofili del paziente. Nonostante numerose segnalazioni sulla sua affidabilità e riproducibilità (10), molti AA affermano che, eseguendo esami sullo stesso paziente e sul sangue dello stesso prelievo in centri diversi, si possono ottenere risultati nettamente differenti. La medicina ortodossa è molto critica sulla reale efficacia del test. Le nostre numerose esperienze c’inducono ad una certa prudenza circa la reale capacità del test di rilevare reazioni avverse, con risposte, talvolta contraddittorie anche quando le letture vengono effettuate da parte di operatori espert

 

Si torna a Casa Madre!!

Aggiornato al 28/2/2003

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